Carnevale, ogni scherzo vale tra una Chiacchiera e l’altra…


Carnevale, ogni scherzo vale tra una Chiacchiera e l’altra…

A Carnevale ogni scherzo vale e le chiacchiere non si fanno, si mangiano!

Non stiamo scherzando, nei giorni più divertenti dell’anno le chiacchiere non stanno a zero anzi, se ne fanno parecchie…nel nostro forno!

Il dolce tipico della tradizione  carnevalesca italiana e abruzzese torna sui banconi e sulle tavole proprio in questi giorni.

E noi siamo pronti con due gustose e salutari novità: abbiamo pensato a te che sei attento alla genuinità e alla tradizione mettendo in forno le chiacchiere con farina integrale e con farina di solina.

Ti stuzzica l’idea, vero? Bene, vieni a San Salvo per gustarle!

Siamo sicuri che conosci il sapore e la bontà di queste sfoglia fritte (e al forno) ma…conosci anche la loro storia?

Ecco, la stessa domanda ce la siamo posta anche noi e curiosando curiosando nel web abbiamo scoperto, grazie al sito ricettedalmondo.it che…

“Secondo gli storici l’origine delle chiacchiere risale all’epoca romana, in quel periodo venivano fatti dei dolcetti a base di uova e farina chiamati frictilia, che venivano fritti nel grasso del maiale, e preparati dalle donne romane per festeggiare i Saturnali (festività che corrisponde al nostro Carnevale). Si era soliti farne grosse quantità perché dovevano durare per tutto il periodo della Quaresima. Questo dolce veniva servito alla folla che si recava in strada per festeggiare il carnevale, e poiché era semplice da preparare se ne potevano fare grande quantità in breve tempo e ad un costo basso.”

Si parla anche di una storia napoletana secondo la quale…

“Le chiacchiere possono essere anche napoletane e la storia fa risalire il loro nome alla Regina Savoia che volle chiacchierare ma ad un certo punto le venne fame e chiamò il cuoco di corte, Raffaele Esposito, per farsi fare un dolce che potesse allietare lei e i suoi ospiti, egli prese spunto da quella chiacchierata e diede il nome di ‘chiacchiera’ al dolce appena fatto.”

Wow che storia! Pensa un po’ da quanto tempo gustiamo queste prelibatezze deliziano il palato degli italiani.

A proposito, conosci quel detto “paese che vai, usanze che trovi”? Noi aggiungeremo città italiana che vai, nome che trovi… Leggi un po’ come vengono chiamate le Chiacchiere nei vatri dialetti italiani:

  • bugie (Piemonte, Liguria eccetto Lunigiana);
  • cenci o crogetti (tutta la Valdarno da Arezzo a Montecatini Terme);
  • strufoli o melatelli (se con miele) (Maremma toscana);
  • chiacchiere (alcune zone dell’Umbria, basso Lazio, Abruzzo Citeriore, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, ma anche a Milano, nella zona delle Alpi Apuane e della Lunigiana, nell’Emilia settentrionale e in alcune zone della Sardegna);
  • cioffe (Abruzzo Ulteriore);
  • cróstoli, gróstoli o gròstoi o grustal (Polesine, Veneto a eccezione della zona compresa tra Venezia, Padova e Verona, Trentino, Venezia Giulia, Alto Adige, Ferrara, alcune zone della Liguria);
  • sossole Veneto
  • cróstui o cróstoli (Friuli);
  • cunchielli’ (in alcune aree del Molise);
  • fiocchetti (Montefeltro, Romagna costiera);
  • frappe (Lazio dalla zona di Latina e Aprilia a Viterbo, a Roma, nel nord della Ciociaria, nell’Aquilano, alcune zone dell’Umbria, alcune zone delle Marche e dell’Emilia);
  • galàni (zona tra Venezia, Padova e Verona)
  • gale o gali (Vercelli, Bassa Vercellese, provincia di Novara e Barenghese);
  • gasse (Montefeltro);
  • guanti (Alife, zona del Matese);
  • intrigoni (Reggio Emilia);
  • lattughe (provincia di Mantova, provincia di Brescia. In dialetto latǖghe);
  • maraviglias (Sardegna in lingua sarda);
  • merveilles (Valle d’Aosta, in francese);
  • rosoni o sfrappole (Modena, Bologna, Romagna);
  • galarane o saltasù (Bergamo)
  • sfrappe (Marche);
  • sfrappole (Bologna);
  • sprelle (Piacenza);
  • risòle (Cuneo e sud del Piemonte);
  • sossole (desueto a Verona, soppiantato da galàni);
  • pizze fritte (Romagna interna);
  • e ancora stracci, lasagne, pampuglie, manzole, garrulitas (in sardo).

Una tradizione che è rimasta invariata e rispettata soprattutto nella genuinità delle materie prime utilizzate.

Ed è proprio il concetto di genuino che ci ha spinto a usare , per questo Carnevale 2019, la farina di solina:

“La nostra  varietà autoctona di grano tenero,  ha un basso contenuto di glutine e un più alto valore proteico rispetto ai grani moderni.  Il grano di Solina ha delle interessanti caratteristiche, che lo rendono ottimale per la produzione biologica, poiché riesce a combattere le erbe infestanti e la sua naturale capacità di accrescimento non necessita l’uso di agenti chimici. La farina di Solina ha proprietà organolettiche inebrianti nel profumo e nella consistenza, ideale per la lenta lievitazione naturale con lievito madre; è la farina per eccellenza della tradizione abruzzese con la quale realizziamo un pane dal colore tendenzialmente scuro e dal particolare profumo, sapori inaspettati e quasi dimenticati!”.

E quando a Carnevale si mangiano chiacchiere, vuol dire che Pasqua è vicina e con lei altre tradizioni di gusto come Pupe e Cavalli.

Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo a suo tempo.

Ora è il momento di mangiare di gusto miscelando tradizione e innovazione con un pizzico di attenzione alle nuove esigenze alimentari senza dimenticare l’ingrediente base: la passione per il nostro lavoro.

Hai l’acquolina in bocca? Vieni a San Salvo, ti faremo anche provare:

Non hai alternative, per provare devi venire a trovarci in via Sandro Pertini, 1, 66050 San Salvo (Ch).